Sa Macchina Beccia: il castello minerario che nessuno si aspetta di trovare nell'Iglesiente

La prima volta che ci si arriva, nessuno dice niente per un minuto buono.

Si esce da un tratto di macchia alta, la pista si allarga in uno spiazzo, e lì davanti c'è un edificio giallo con i merli in cima e una ciminiera di mattoni rossi che punta il cielo. Sembra un castello dimenticato. Non lo è. È una macchina, o meglio la casa di una macchina, ferma da più di ottant'anni.

Cos'è, davvero

Sa Macchina Beccia — in sardo «la macchina vecchia» — sta sull'altopiano di San Giorgio, nel territorio di Iglesias, a poca distanza dal villaggio Asproni. Il nome ufficiale è pozzo Santa Barbara, e fu costruita nel 1870 su progetto dell'ingegner Adolfo Pellegrini, all'epoca direttore della miniera di Monteponi.

Dentro ci stava una grande macchina a vapore: serviva a estrarre il minerale dal pozzo, soprattutto galena argentifera. Quella macchina non c'è più da decenni. È rimasto l'involucro: muri spessi, finestre ad arco, merlature e la ciminiera.

La miniera ha chiuso intorno al 1940. Da allora l'edificio è lì, vuoto, e la macchia gli cresce addosso.

Perché un pozzo minerario sembra un castello

Non è un capriccio. Nell'Ottocento l'industria mineraria europea costruiva così: gli impianti venivano vestiti con il linguaggio dei monumenti — archi, cornici, merlature — perché rappresentavano il progresso e dovevano sembrare importanti. In Sardegna questo gusto ha lasciato una serie di edifici che oggi risultano surreali: fabbriche travestite da cattedrali, direzioni minerarie in stile liberty piantate in mezzo al nulla, laverie grandi come castelli.

È la ragione per cui questo angolo d'isola, per chi viaggia in fuoristrada, non somiglia a niente altro in Italia.

Dove siamo: il Parco Geominerario

Siamo dentro il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, che i numeri li ha grossi: 3.500 chilometri quadrati, 81 comuni, otto aree. È nato dal riconoscimento UNESCO del 30 settembre 1998 — la cosiddetta Carta di Cagliari — ed è stato istituito con decreto ministeriale il 16 ottobre 2001.

Non è un parco nel senso in cui lo si immagina: non ha un ingresso e un biglietto. È un territorio, e lo si attraversa. Chi vuole farsi un'idea dei siti visitabili trova l'elenco anche sulle pagine dedicate di Parks.it.

L'itinerario, in una giornata

Da Sa Macchina Beccia si risale verso nord e in poche ore si attraversa un secolo e mezzo di storia industriale. È uno dei percorsi che facciamo più spesso nei mesi freddi, quando la montagna è chiusa e qui si gira in maniche di camicia.

Le tappe

  • L'altopiano di San Giorgio. Piste minerarie larghe, vista sul golfo, i primi imbocchi di galleria murati.
  • Montevecchio. Una delle miniere più importanti d'Europa nel suo periodo d'oro, con il palazzo della direzione, le case dei minatori, la chiesa.
  • Ingurtosu e Naracauli. Il palazzo della direzione di Ingurtosu, con le sue forme liberty, guarda una valle vuota. Più in basso restano i ruderi della laveria di Naracauli, e da lì il minerale scendeva su una ferrovia a scartamento ridotto fino al mare.
  • Il rio rosso. L'acqua che esce dalle vecchie gallerie è carica di ferro e colora il letto del torrente di ruggine. È bellissima e non si beve.
  • Piscinas e la Costa Verde. Il minerale finiva qui, dove oggi ci sono le dune di Piscinas, un sistema dunale mobile che entra per due chilometri nell'entroterra. Ci si arriva per la strada consentita e ci si ferma dove si deve: sulle dune non si entra, con nessun mezzo.

Un dettaglio che colpisce sempre. Questi villaggi avevano scuole, ospedali, spacci, cinema. Migliaia di persone ci sono nate. Si sono svuotati nel giro di una generazione, e oggi il rumore più forte è il vento nelle finestre senza vetri.

Cosa non si fa, qui

Lo scriviamo perché ci teniamo, non per riempire una riga.

  • Non si entra negli edifici pericolanti. Solai e scale hanno ottant'anni di abbandono addosso. Dall'esterno si vede tutto quello che c'è da vedere.
  • Non ci si avvicina agli imbocchi di pozzi e gallerie. Alcuni sono profondi decine di metri e coperti male.
  • Non si raccolgono minerali e non si portano via pezzi. Oltre a essere vietato in area di parco, quei detriti spesso contengono metalli pesanti.
  • Non si esce dalle piste: i suoli di discarica mineraria sono instabili e le cicatrici restano per anni.

Le regole generali su dove si può circolare in fuoristrada in Sardegna le abbiamo messe in fila nell'articolo Il primo tour in fuoristrada: vale la pena leggerlo prima di programmare qualsiasi giro in questa zona.

Quando andare

Da ottobre a maggio. In estate qui fa caldo davvero e la luce è piatta; in inverno l'aria è limpida, la macchia profuma dopo la pioggia e i paesi non sono in modalità turistica. Novembre e febbraio, per la luce bassa sulle rovine, sono i mesi che preferiamo. Come cambia l'isola mese per mese lo abbiamo messo in fila in Settembre, ottobre, novembre: la finestra buona del fuoristrada.

E dopo, si mangia

Il Sulcis-Iglesiente non è solo miniere. È una delle zone dove si mangia meglio in Sardegna e dove i prezzi sono ancora quelli di un posto vero: pane, formaggi, il pesce di Portoscuso e Calasetta, i vini di Carignano del Sulcis. Sui nostri tour la sosta di mezzogiorno non è un riempitivo: è metà del motivo per cui la gente torna.

Lo stesso sguardo sull'interno dell'isola, ma in versione autunnale e gastronomica, sta in Barbagia d'autunno: castagne, vino nuovo e sterrati vuoti: trentuno paesi che aprono cortili e cantine fra settembre e dicembre.

Lo stesso filone minerario, qualche chilometro più a nord, finisce dritto nel mare: a Ingurtosu, alle spalle delle dune di Piscinas. Di quella costa, e di dove si ferma il mezzo, abbiamo scritto in Le spiagge che si raggiungono solo in 4x4 (e quelle che non si raggiungono).

Domande frequenti

Si può arrivare a Sa Macchina Beccia con un'auto normale?

Gli ultimi tratti sono sterrati e in alcuni punti sconnessi. Con un'utilitaria si rischia, soprattutto dopo le piogge. Con un 4x4 e gomme adatte è una passeggiata.

Si può entrare nell'edificio?

Non è sicuro e non lo facciamo. È un rudere senza manutenzione: lo si guarda, lo si fotografa e lo si lascia in piedi per chi viene dopo.

Serve un permesso per girare in questa zona?

Dipende dal percorso: alcune piste sono su terreni privati o su viabilità forestale, e non tutto è liberamente percorribile. Noi usiamo itinerari verificati e, dove serve, autorizzati.

Quanto dura un tour in questa zona?

Una giornata piena copre bene l'anello miniere-costa. Con un weekend si aggiungono il Sulcis interno e la costa di Masua e Nebida, ed è la versione che consigliamo.

È adatto anche a chi non ha mai fatto fuoristrada?

Sì, è una delle aree che proponiamo più volentieri a chi è alla prima esperienza: piste larghe, poche difficoltà tecniche e tantissimo da vedere.

Perché questo posto vale il viaggio

Perché racconta una Sardegna che non entra nelle cartoline: non il mare, ma il lavoro, le famiglie arrivate da fuori, i paesi costruiti e poi lasciati. E perché per arrivarci bisogna uscire dall'asfalto, che è esattamente il punto.

Il giro delle miniere fa parte dei tour nell'area Sulcis e Iglesiente: date, formati e requisiti sono nella pagina Tour 4x4 in Sardegna. Le altre tre aree dell'isola, con paesaggi e stagioni completamente diversi, sono descritte in Sardegna in 4x4: le quattro aree dove finisce l'asfalto. Se vuoi un'idea di come si muove il gruppo e con chi, la storia è in Chi siamo.

Il giro delle miniere si fa d'inverno.

Da ottobre in poi apriamo le date nel Sulcis-Iglesiente. Dieci mezzi, non uno di più: chiedici quando parte il prossimo.

Chiedi le date

Articolo scritto da Francesco Caprai (Frank), guida e istruttore certificato di guida sicura fuoristrada, sugli sterrati della Sardegna dal 2017.